Le figure che intervengono nel mondo cinofilo

Nel mondo cinofilo esistono figure che sono genericamente definite riguardo la professione che svolgono secondo i settori specifici e possono essere, iniziando dall’origine dell’attività, gli allevatori che si trovano al primo step in quanto producono i cuccioli e mantengono in essere la specie che allevano, seguendo, via via la presenza a fianco del cucciolo, i veterinari che tutelano la salute fornendo consigli e affiancando anche i legislatori che stabiliscono norme igieniche-sanitarie in conformità ad una reale necessità e seguendo l’evoluzione sociale dettando regole e applicando limiti.

Un successivo gradino è quello dell’educatore cinofilo e/o il comportamentalista (due soggetti professionali che hanno affinità ma che possono svolgere attività di diverso approccio in rapporto all’utente:cane-proprietario) che collabora con i proprietari dei cuccioli nell’educazione o che corregge errori di comportamento dato da inesperienze di chi ha il cane in affidamento o da soggetti di cattiva gestione per motivi caratteriali, ambienti non consoni  o imprinting mal gestito (vi sono altre motivazioni, ma queste appaiono le più frequenti).

Ulteriore figura la ricopre l’addestratore (si distingue dell’educatore in quanto lavora sulla preparazione sportiva mentre il primo si occupa di un’educazione familiare) il quale collabora come guida del conduttore del cane e come sparring partner per il cane stesso, infine il proprietario, che prenderemo affianca il cane da quando lo prende in affido dall’allevatore e prosegue l’affiancamento e la gestione per il resto della loro vita in comune.

La precedente premessa sembra una banale ovvietà, tutti possono intuire quanto specificato, ma è veramente così scontato il ruolo di ognuno? Credo, dopo una attenta riflessione che ogni ruolo si visto con leggerezza in quanto i meandri di ognuno di questi può rivelare  aspetti di diversa ed anche contestata opinione.

L’allevatore.

Chi è dunque un allevatore e con quali prospettive intraprende questa attività? L’opinione di molti è che sia un ruolo teso al guadagno a scapito degli animali, della loro salute e che asseconda la vanità di chi compra un cane di razza per farne uno status simbol senza tener presente che molti sono gli animali che cercano casa perché abbandonati: vogliamo analizzare il vero ruolo di un allevatore, tenendo pur sempre presente che i puri appartengono ad una razza scomparsa e che l’onestà ostentata è come un fiore all’occhiello che il giorno dopo è appassito?

Può esistere, in moltissimi casi, che una scintilla crei l’incendio che illumina la strada all’allevamento, l’amore per gli animali, uno animale specifico, qualche volta più d’uno (mi riferisco alla razza non ad un singolo animale), un animale che risponde a quanto un individuo può ricercare in un compagno da tenere in casa, le affinità che possono affiancare un cane e un uomo come per esempio la caccia, o una attività sportiva in cui un cane è più di compagnia di un altro uomo come camminare su sentieri montani o fare lunghe passeggiate in campagna o in riva al mare, ovvero pigri pomeriggi da passare leggendo o guardando la televisione con una presenza che vive la stessa pigrizia unita ad una presenza piena di dedizione od amore o, infine, qualunque altro catalizzatore che unisce l’uomo ad un animale domestico.

Dunque questa scintilla può far ardere un fuoco intenso, si desidera dare un futuro a questa presenza e neppure a seguito di una riflessione sulla breve vita di un animale da compagnia rispetto a quella di un uomo, solamente per un umano desiderio di creare una continuità. E’ una bella storia nevvero? Comunque può accadere e più spesso di quanto si può credere accade davvero, è pur vero che qualcuno ha paura di qualsiasi scintilla perché questa può ridurre in cenere il vero scopo dell’inizio di questa attività e cioè può bruciare il denaro che spera di accumulare allevando e vendendo cani!

Il vero allevatore ama i propri cani, li vuole allevare sani e belli, vive con felicità il poter affidare i suoi cuccioli alle famiglie che li accolgono, vede nel nuovo rapporto che crea un gesto d’amore e da questo trae il nutrimento che mantiene viva la sua personale scintilla.

Allevare un cane costa, mantenerlo in salute creando barriere contro ogni avversità naturale costa, ottemperare a tutti i doveri amministrativi e seguire le profilassi obbligatorie costa, procurare un maschio per la propria femmina costa, testare la salute delle fattrici e degli stalloni per offrire cuccioli sani costa, nutrirli con un alimento di ottima qualità per mantenere uno standard di salute ottimale costa, far vivere il cane in un ambiente sereno e colmarlo di affetto anche se non se ne possiede uno solo, ma dieci o venti o quanti ne servono per poter aumentare la gioia da offrire costa…l’unica cosa che non costa, se quanto enumerato prima è davvero una realtà, è il tempo speso per i propri cani, per dare ad ognuno l’attenzione che merita, per mantenerli in uno stato di salute e mentale compatibile alle esigenze del cane stesso, per portarli, anche quando sono numerosi, a fare delle passeggiate, a frequentare gente, a giocare con loro e a mostrarli con orgoglio (orgoglio e non vanità) come un qualsiasi genitore mostrai propri figli: se questo è quanto si riesce a dare ai propri cani, pur con limite del tempo che una giornata concede, allora vi trovate d’innanzi ad un allevatore. Il denaro in questa bella favola esiste a meno che non si sia un Creso, non avremmo tanti capolavori artistici se non fosse stato pagato un prezzo per l’opera richiesta che possa coprire non solo il mero impegno per compierla, ma anche la preparazione, lo studio e ogni qualsiasi sacrificio fatto per non imbrattare banalmente una tela o prendere a martellate un pezzo di marmo, ecco l’allevatore deve sapere quello che fa, deve conoscere almeno un barlume di genetica, deve sapere quando utilizzare un soggetto invece di un altro, quando usare l’imbreeding o l’outbreeding e ne è responsabile nei confronti dei cuccioli che affida, l’allevatore non potrà mai essere un artista, ma un professionista certamente, un professionista che ama i cani che alleva.

In uno stato civile il randagismo non dovrebbe essere tollerato, in uno stato civile l’abbandono dovrebbe essere punito, in uno stato civile dove esiste un back ground di randagismo questo dovrebbe essere sanato nel giro di due generazioni di cani, la legge prevede un’anagrafe canina che nel nostro paese latita, non ci sono controlli adeguati, i cani abbandonati dovrebbero essere sterilizzati una volta affidati al ricovero mentre spesso vengono invece fatti accoppiare per aumentare il numero di ricoverati (queste sono le voci che corrono di cui non posso essere garante, ma vox populi….) per incrementare gli introiti, o lasciare che questi si accoppino per incuria ingigantendo il problema. I ricoveri per cani abbandonati hanno spesso il supporto di personale volontario e di donazioni di cibo, ma nonostante tutto ciò esistono casi, come la cronaca racconta, di cani maltrattati e seviziati il cui atteggiamento diventa sospettoso nei confronti dell’uomo o addirittura aggressivo, alcuni hanno subito esperienze di abbandono e il loro inserimento in famiglia spesso non è attuabile e se lo si prende in affido la convivenza diventa impossibile: le conseguenze qualunque lettore potrà immaginarle. Una forma di incremento al randagismo è la riproduzione gestita senza tutela da parte del privato che, per propria curiosità o per la convinzione che ogni cane debba riprodursi almeno una volta fa in modo che si generino ulteriori e potenziali meticci o peggio che un secchio di casa pieno d’acqua diventi la camera della morte dei cuccioli appena nati. L’attuale situazione potrebbe essere alienata rendendo d’obbligo affiancare il privato ad un allevatore o ad un particolare settore del servizio veterinario delle ASL dove si possa esortare a non far fare cucciolate solo per curiosità ma con motivazioni tangibili e chiedere al proprietario della femmina di procurare una copertura di richieste confermate prima di effettuare l’accoppiamento fra due cani i cui requisiti possano garantire una cucciolata sana.

Chiusa, ma non lasciata nell’oblio, questa parentesi il focus ora è ancora nella fase più delicata di un allevamento, dove l’allevatore “costruisce” il futuro dei cuccioli che affiderà alle famiglie assicurandosi che la mamma abbia superato il parto e che abbia latte sufficiente per nutrire i propri cuccioli e trasformandosi in balia quando questo non si verifica. La presenza dell’uomo vicino alla mamma crea quella familiarizzazione che consentirà poi ai cuccioli di sentirsi integrati nella società a cui apparterrà senza subire traumi.

L’allevatore si sostituirà alla natura quando questa non provvederà ormai più al naturale iter di svezzamento, la vita con l’uomo e il sempre maggiore coinvolgimento del cane nella famiglia ha mutato il comportamento della puerpera, infatti quando i cuccioli, attorno ai quaranta giorni di vita, già muniti di dentini aguzzi e di unghiette affilate, martoriano le mammelle della mamma, in natura questa si nutrirebbe e rigurgiterebbe il cibo offrendolo ai piccoli dando loro un pasto pre-digerito e di facile assimilazione.

Venendo a mancare questa fase transitoria fra l’allattamento e l’assunzione di cibo in maniera autonoma, occorrerà sostituire artificialmente un cibo che accompagni i cuccioli ad una indipendenza nell’alimentazione: crocchette tritate inumidite con latte in polvere specifico per cuccioli o con latte intero di capra, che ben si presta come contenuti proteici.

L’attenzione ai cuccioli deve essere orientata anche verso la socializzazione quindi farli uscire dalla nursery e far loro scoprire ambienti nuovi, far si che vedano esseri umani diversi da chi normalmente li accudisce, giocare con straccetti o  palline, far udire rumori insoliti durante il gioco rende i cuccioli sicuri individualmente e fa in modo che sentano fiducia nell’uomo in generale e non solo verso l’allevatore: questo, che può essere svolto con passione e divertimento da parte dell’allevatore, è in effetti un lavoro che sottrae tempo nell’economia della gestione dei cuccioli ma decisamente di fondamentale importanza cosi che, quando verrà il momento della scelte e della consegna i cuccioli mostreranno senza alcun timore il loro carattere.

I ruoli dell’allevatore e del proprietario verranno richiamati più volte nel corso di questa raccolta di pensieri in quanto sia per l’impatto iniziale che nell’affiancamento al proprietario durante la vita del cane l’allevatore dovrebbe, se gli è consentito (alcuni dopo aver acquistato il cucciolo non tengono più contatti con l’allevatore), fornire tutte le indicazioni possibili al proprietario per consentirgli il miglior percorso da seguire nella scoperta del cucciolo che ha inserito nella sua casa e nella sua vita.

Il proprietario

L’ acquisto di un cane nasce spesso dal desiderio di accontentare i propri figli, dal desiderio di riempire vuoti che la vita ha imposto o semplicemente il puro e semplice desiderio di avere nella propria casa un animale domestico per il piacere di averlo, per la tutela della proprietà o per la suddetta fantasia che porta l’uomo a desiderare un cane per casa, ribadisco quest’ultima opzione perché spesso è quella più irrazionale ed alla quale non c’è una vera risposta.

La scelta del cucciolo deriva dalle più disparate considerazioni, ma alcune di queste si basano sul raziocinio come l’avere un cane che può tutelare la proprietà e forse anche la persona, oppure l’utilità di avere un compagno per la propria attività sportiva, questo per chi ama allenare il proprio fisico lungo strade o sentieri ed essere affiancato da un cane che stimola, non disturba con chiacchiere inutili e rende piacevole lo sforzo avendo il proprio gioioso cane che corre accanto quasi come un personal trainer. In alcuni casi l’attitudine sportiva di alcune razze viene esaltata dalla competitività del proprietario ed allora, l’uno a fianco dell’altro si cimentano in competizioni che esaltano l’impegno dell’uomo e la duttilità dell’animale. Altri, amanti della caccia, desiderano formare un binomio con diverse abilità, il primo per sfoggiare la propria abilità con l’arma che usa ed il secondo, il cui valore e la cui abilità nobilita il primo senza richiedere alcun merito, inconsciamente memore delle proprie attitudini, svolge diligentemente la propria attività di scopritore di tracce olfattive indirizzando il proprietario sulla giusta pista.

Resta comunque il fatto che la scelta può essere anche solamente effetto di un amore a prima vista oppure frutto di incontri casuali di cani che suscitano, nella fantasia di chi rimane folgorato, il desiderio di averne uno per se “proprio uguale a quello”.

Rivolgersi quindi a chi? La possibilità di adottare un cane sottraendolo dall’ambiente di un canile è da considerare un’opera meritoria, ma non sempre attuabile ed i motivi li ho già descritti poco sopra e ritornarci potrebbe sembrare accanimento, ma un cane in qualche modo ha un cuore che si esprime con lo sguardo e col linguaggio del corpo, non adottarlo quando lo si è visto è crudele, ma abbandonarlo per la vera impossibilità di convivenza è straziante, anche se il suo comportamento, spesso a causa della crudeltà dell’uomo, non è compatibile coll’ambiente in cui lo si è inserito, doverlo lasciare lacera l’anima, ci si impersona in esso e si sente il mondo crollare sulla testa.

Rivolgersi allora ad un allevatore, scelta meno meritoria ma assai più sensata con la quale i rischi descritti  poc’anzi possono da considerarsi inconsistenti, inoltre la scelta della razza diventa imperativa se si considera una possibile attività venatoria, di ricerca, sportiva o di tutela.

Quando un aspirante proprietario decide, basandosi su ricerche accurate e non su i vari “mi hanno detto” , di acquistare un cane si accerti delle reali caratteristiche della razza rivolgendosi ai siti del Club di Razza relativo dove si possono trovare le caratteristiche fisiche e, sovente, quelle caratteriali, se queste informazioni soddisfano allora una telefonata ad un responsabile del Club per avere una più dettagliata descrizione della razza prescelta considerando che un allevatore considera i propri cani come la miglior razza, occorrerà quindi recepire il giusto scremando un poco la positività espressa: io stesso asserisco, in tutta buona fede, che gli schnauzer sono cani con una marcia in più e ne giustifico anche l’affermazione descrivendo le caratteristiche che giustificano la mia affermazione, so che ci sono altri cani di comprovate qualità, ma tant’è che l’affetto che nutro per la mia razza mi rende decisamente parziale.

Il compito di un neo-proprietario sarà quindi, ovviamente dopo che la sua scelta sarà effettuata, quella di sincerarsi che il cucciolo abbia tutte le caratteristiche di razza e che l’allevatore ne abbia espletato tutti i protocolli necessari a tutelare la sua salute, quando esistono patologie genetiche specifiche della razza sarebbe necessario valutare gli accertamenti effettuati sui genitori affinché non abbiano a trasmettere tare ereditaria: il web oggi informa ampiamente i suoi utenti anche se è meglio “pulire” queste informazioni confrontando veterinari che conoscono la razza e le notizie raccolte presso il Club di razza.

Il proprietario spesso ha già avuto cani presso la sua famiglia e da questo potrà trarre esperienza, ma sarebbe cosa buona seguire anche le raccomandazioni dell’allevatore che dovrebbe essere un ottimo conoscitore dei suoi cani tanto da saper indicare la giuste mosse per i primi passi del cucciolo nel suo nuovo ambiente  favorendo un veloce apprendimento, da parte del cucciolo e del proprietario stesso, su come evitare che ci si trovino laghetti di “pipì” ed escrementi solidi sui pavimenti di casa.

In un paese come il nostro dove l’estro ha reso nobile ogni arte nel passato e vede la nostra industria, quando ben supportata, spiccare come eccellenza nel contesto mondiale, la cinofilia vive in un mondo estemporaneo dove il “fai da te” impera e più l’amore, sentimento indispensabile nei rapporti fra umani e fra umani e animali domestici, che il raziocinio gestisca quanto inerente a questa realtà. In altri paesi dove il cane è assai più tutelato rispetto al nostro, chi prenota un cucciolo deve prenotare i vari corsi per poter imparare a gestire il giusto comportamento da tenere avendo la custodia e la gestione di un cane e come su come istruirlo per un buon inserimento nella società. Un esempio sulla indisciplina che si nota quando non c’è preparazione si può trarre da un semplice sguardo sulle nostre strade: parcheggi senza rispetto del traffico automobilistico e pedonale, ciclisti che sfrecciano per le strade cittadine o su marciapiedi senza alcun rispetto per la norme stradali e per i pedoni o che attraversano strade sulle strisce pedonali sbucando all’improvviso davanti a vetture che, pur rispettando i pedoni, a volte non riescono a frenare per queste subitanee apparizioni di velocipedi…non occorre davvero prolungare l’elenco delle infrazioni che in altri Paesi, chi viaggia ben lo sa, non avvengono. Non avviene comunque che si veda abitualmente, in quegli stessi paesi che ci fanno meravigliare per la pulizia dell’ambiente, la gente comune buttare cartacce per strada o lasciare escrementi solidi quando il proprio cane espleta le sue funzioni fisiologiche, per contro ho ben visto di persona cani tenuti al guinzaglio, al quale era fissato il contenitore per i sacchetti utili a raccogliere gli escrementi,  lasciare le famigerate “tracce” ed il proprietario guardarsi attorno per accertarsi che nessuno abbia visto e proseguire senza provvedere alla bisogna. I corsi obbligatori servono a fissare una educazioni civica che manca davvero sui nostri marciapiedi e nei nostri parchi, ma serve anche ad insegnare un giusto comportamento ai cani quando si trovano in pubblico o fra consimili.

L’educatore

Il ruolo che ho inteso focalizzare nel secondo inciso appena esposto e quello dell’educatore che all’inizio ho affiancato al comportamentalista, in effetti i due ruoli  possono essere paragonati, all’interno dell’istituto scolastico per i nostri bambini, all’insegnante didattico e all’insegnante d’appoggio. L’educatore svolge un ruolo che dovrebbe essere istituzionalizzato, cioè reso obbligatorio per costruire una corretta educazione del cucciolo e del suo proprietario informando quest’ultimo anche delle leggi che regolamentano la presenza del cane nella società e gli strumenti idonei ed ammessi. In una realtà in cui non esiste l’obbligatorietà di un titolo per svolgere questo compito spesso si percorre una strada irta di difficoltà. I punti in cui si dovrebbe fissare l’attenzione del binomio novello possono essere molteplici, ma ne esaminiamo solamente i più interessanti: la conduzione, la socializzazione, la formazione educativa vera e propria e la conoscenza delle leggi inerente al comportamento ed agli strumenti.

La conduzione non deve trasformare il cucciolo in un soldatino o ad un soggetto da circo, ma educare il cane a seguire il proprio conduttore (non leggerete mai la parola “padrone” in un mio scritto per il largo uso negativo che accompagna questa parola: il cane è di proprietà, ma non è da considerare uno schiavo essendo un animale da compagnia e non un oggetto privo di necessità e di esigenze, gli chiediamo affetto affliggendoci se non corrisposti, ma non potendo e non dovendo imporlo) con la richiesta di azioni che, quando eseguite, comportano un premio tangibile, frequente all’inizio, per poi diradare questa concessione alternandola ad un bravo ed una carezza fino a trasmette al cucciolo la propria soddisfazione come risultato finale: questa unione empatica è, in conclusione, il maggior premio che il cucciolo desideri. Con la ripetizione degli esercizi si rende automatica la risposta che il cucciolo, o anche un cane adulto in addestramento, offre al conduttore e in ogni situazione un comando verrà eseguito nello stesso modo in cui la nostra educazione ci consente di comportarci in maniera civile incontrando altre persone.

Quanto deve imparare il cucciolo dovrebbe essere nello strumento didattico dell’educatore che gli consentirà di poter far affrontare ogni situazione prevedibile al binomio presente nella sua scuola. Verranno usati strumenti leciti e legali ben presenti nelle leggi promulgate per questo scopo e verrà sconsigliato qualunque attrezzo che, pur essendo in vendita nei negozi, non vieti la legge.

La socializzazione consente al conduttore di un cane di condurlo in qualunque luogo abituandolo a rumori, senza tuttavia traumatizzare il cane sottoponendolo a questa prova, affinché non si spaventi  avendo poi di conseguenza reazioni incontrollate, abituandolo ancora alla presenza di altri cani, il cucciolo sente la presenza di un cane adulto anche se è di minor taglia ed a questi spesso si sottomette per un normale atteggiamento fra consimili, non si deve quindi affermare che il cucciolo è pauroso, nella frequentazione normale si cercherà di far passeggiare il proprio cane tranquillizzandolo, e non blandendolo, quando si avvertirà timore o aggressività fino a normalizzare l’atteggiamento fra consimili.

Tutto questo non ha solo la funzione di creare un quieto vivere durante le passeggiate, ma di impedire che una reazione improvvisa, a situazioni non testate, colga il conduttore impreparato e che si possa verificare una situazione ingestibile.

Una attenta lettura avrà evidenziato che gli argomenti relativi alla  formazione educativa vera e propria e la conoscenza delle leggi sono stati trattati nei due argomenti precedenti. Vorrei sottolineare che ogni percorso pedagogico che viene svolto in simbiosi col cucciolo/cane non dovrebbe essere esercitato tramite violenze o coercizioni quali non sono, per esempio, un richiamo esercitato col guinzaglio sul collare, che ovviamente non deve essere formulato con l’intenzione di “staccare il collo” al povero animale, in quanto tale azione mira unicamente ad attirare l’attenzione e non a creare una punizione.

Il comportamentalista

Ho affermato che questi svolge un ruolo simile all’insegnante d’appoggio nell’ambito scolastico, in effetti ci si rivolge a questa figura quando il cane ha atteggiamenti irrazionali per i quali molti  asseriscono che “il cane mi fa dei dispetti”: questa affermazione credo sia errata nel concetto perché il cane, ritengo, non abbia insita nel proprio DNA la cattiveria del genere umano. Il comportamento del cane si adegua alle circostanze ed al proprietario subendo spesso l’emotività di quest’ultimo.

Le risposte del cane ad atteggiamenti irrazionali dell’uomo sono quasi sempre altrettanto irrazionali tanto da poter mostrare timore, aggressività, o peggio ad azioni inconsulte come danneggiare oggetti o defecare e orinare per stress, tali atteggiamenti spesso vengono attribuiti non alla causa scatenante citata, ma a comportamenti trasgressivi volontari (i famigerati dispetti) o a disfunzionalità caratteriali che marchiano l’animale come ingestibile.

Un buon comportamentalista dovrebbe avere il ruolo di uno psicologo che prima di formulare una diagnosi esamini con lucidità l’ambiente, il tessuto familiare e le reazioni che preoccupano il proprietario, tenendo conto che è molto frequente che pochi proprietari ammetteranno di poter essere la causa  prima del problema. Un buon esempio può essere “l’ansia da separazione”, questa patologia si sviluppa frequentemente nei cani che vengono lasciati a casa da soli e che, nel momento dell’uscita del proprietario, vengono blanditi con le stesse raccomandazioni che si potrebbero fare ad un figlio, che ben capisce le parole che gli vengono dette, ne conosce le conseguenze e ne può seguire le eventuali direttive. Un cane, di tutto quello che gli vien detto, percepisce unicamente, tramite l’empatia propria della razza, una serie di preoccupazioni e di timori che gli giungono come senso di ansietà del proprietario, ansietà che si può trasmettere al cane e lo induce a comportamenti inusitati che non gli sono usuali e lo portano a danneggiare, sporcare, abbaiare, ululare: questo ha portato a giudizi totalmente errati da parte di “professionisti” assunti per esaminare il caso.

Può essere che castrazioni, psicofarmaci o altri rimedi siano indispensabili, ma può anche essere che siano la panacea motivata dall’incomprensione del disagio effettivo.

Iuretigh Paolo – delgervasio.it

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