Leishmaniosi nel cane: prevenzione e sintomi – Expodog Blog

Leishmaniosi nel cane: prevenzione e sintomi

Una delle malattie più temute nel cane è ancora oggi la Leishmaniosi. Si tratta di una malattia parassitaria difficile da individuare e da curare, che può avere anche conseguenze disastrose. Anche se proteggersi non è semplice, vediamo insieme cosa possiamo fare per difendersi anche alla luce delle ultime scoperte.​ ​

Cos’è la Leishmaniosi

​Come abbiamo appena detto si tratta di una malattia parassitaria causata dal protozoo Leishmania. Benché ne esistano varie specie, quella più importante e pericolosa è la Leishmania Donovani Infantum. Il nome è in parte dovuto agli scopritori di questa malattia ed in parte al fatto che quando venne scoperta tendeva a manifestarsi soprattutto nei bambini.​ ​

A causare la Leishmaniosi è la puntura dei pappataci o flebotomi. Il pappatacio è una zanzara microscopica con una peluria giallastra sul corpo. Una delle sue caratteristiche è la sua silenziosità: non emette infatti il caratteristico ronzio delle altre zanzare.​ ​ Il pappatacio assume il parassita quando punge un animale infetto. La Leishmania poi si replica all’interno della zanzara e si deposita nell’apparato boccale, pronta per essere iniettata in altri animali quando il flebotomo torna a pungere.​ ​

Molto spesso il suo decorso avviene in modo lento, rendendone così ancor più difficile la diagnosi. Ad oggi non esiste un farmaco capace di debellare completamente il parassita che la provoca, per cui questo rimarrà comunque presente all’interno dell’organismo del cane per tutta la vita.​ ​

Quali sono le zone e i periodi più a rischio per la Leishmaniosi

​Delineare una zona a rischio Leishmaniosi oggi appare alquanto complesso. Se in passato vi erano aree endemiche nel Centro Sud Italia, in particolare lungo i litorali, oggi la situazione è notevolmente cambiata.

L’abitudine a recarsi in vacanza con il proprio amico a quattro zampe e la costante migrazione di cani randagi provenienti dai canili situati nelle zone a rischio hanno fatto sì che la Leishmaniosi sia distribuita oggi abbastanza equamente in tutto il Paese. ​ ​

Alcuni recenti studi hanno evidenziato la massiccia presenza di questo parassita anche in aree del Nord Italia, dove sono stati individuati soggetti positivi in circa il 20% dei cani analizzati.​ ​

Esistono tuttavia condizioni climatiche ed ambientali che possono favorire la sopravvivenza e la riproduzione dei pappataci, che ogni buon amico dei quattro zampe dovrebbe conoscere. ​

Uno degli elementi che influisce moltissimo sul processo moltiplicativo del parassita è dato dalla temperatura, che tra i 15° ed i 25° ha il suo punto più critico. L’umidità ambientale invece influisce sulla longevità del flebotomo: maggiore è la percentuale di umidità nell’aria e più a lungo il flebotomo sopravviverà rappresentando un reale pericolo per il vostro pet.​ ​

I picchi massimi della Leishmaniosi sono:​

  • la seconda metà di luglio al Nord​
  • inizio e fine estate al Sud ​ ​

Anche le ore del giorno hanno una particolare rilevanza nell’azione di questi insetti ematofagi notturni. La loro attività inizia infatti quando fa buio e raggiunge il picco nelle ore comprese tra mezzanotte e l’alba.

Un buon sistema per fare prevenzione è perciò quello di impedire che il proprio amico a quattro zampe dorma fuori durante la notte, in particolar modo nelle zone e nei periodi a rischio maggiore. ​ ​

La Leishmaniosi può essere trasmessa dal cane all’uomo?

​Una delle domande che affligge molti amici dei quattro zampe è proprio questa “La Leishmaniosi può trasmettersi all’uomo?

Non è assolutamente possibile contrarre la malattia per contagio diretto, in quanto l’unica via di trasmissione della Leishmaniosi è data dalla puntura del pappatacio infetto. ​ ​

La Leishmaniosi contratta dall’uomo ha però fortunatamente un decorso meno grave e può essere curata attraverso farmaci che consentono la completa guarigione. ​ ​

Come si manifesta la Leishmaniosi nel cane

​I modi in cui la Leishmaniosi si manifesta nel cane colpito possono essere molto diversi. Tutto dipende dalla risposta immunitaria del soggetto colpito. Il decorso molto lento della malattia (che può essere da 2/3 mesi fino a 5/6 anni) non facilita certo una diagnosi. ​ ​

Tra i sintomi più frequenti, che possono indurre a richiedere un consulto veterinario ed a portare attraverso analisi specifiche all’individuazione della Leishmaniosi, sono:​

  • dimagrimento​
  • perdita di appetito​
  • spossatezza immotivata
  • problemi dermatologici​
  • onicogrifosi (allungamento esagerato delle unghie) ​

Sintomi cutanei della Leishmaniosi nel cane

I primi sintomi che si possono notare sono quelli a livello cutaneo, che si manifestano generalmente subito dopo la puntura nella zona interessata.

Queste piccole lesioni vengono spesso confuse con normali punture di insetti, anche perché permangono per alcuni giorni e poi spariscono gradatamente.

In questo periodo la malattia è ancora in fase di incubazione e l’animale risulta siero negativo agli esami. Da quel momento però inizia nel suo organismo quella reazione di anticorpi che accompagnerà tutto il decorso della malattia. I sintomi evidenti saranno visibili in tempi più o meno lunghi, a seconda della reazione del sistema immunitario del cane.

Sintomi renali della Leishmaniosi nel cane

La Leishmaniosi porta in tutti i soggetti colpiti alla formazione di un processo infiammatorio a carico dei reni conosciuto come glomerulonefrite. Si tratta di immunocomplessi che vanno a depositarsi nella parte più profonda del rene, causando nel tempo una grave insufficienza renale cronica che ad oggi rappresenta una delle cause più comuni di morte nei cani affetti da Leishmaniosi.

Gli immunocomplessi sono degli aggregati molecolari che si formano in risposta alla presenza di corpi estranei nell’organismo. In pratica quando ciò accade il sistema immunitario si attiva creando cellule o proteine che legano a se l’antigene formando appunto gli aggregati molecolari. Se questi aggregati arrivano nel circolo sanguigno vengono poi catturati dalle cellule che hanno il compito di ripulire il sangue e filtrati attraverso i reni. Se le dimensioni ed il numero degli immunocompressi sono tali da rendere difficoltoso lo smaltimento, questi si depositano oltre che nei reni, anche in altri punti dell’organismo causando a seconda della localizzazione artriti, vasculiti, eccetera.

Nella fase acuta della malattia possono insorgere nel cane la poliuria e la polidipsia, ovvero un aumento del senso di sete e la presenza di sangue nelle urine.

Leishmaniosi: diagnosi e cura

Per poter avere una diagnosi certa di Leishmaniosi nel cane occorre effettuare analisi specifici.

Questi possono essere:

  • diretti, cioè volti ad individuare direttamente il parassita nell’organismo
  • indiretti, che attraverso esami sierologici vanno a cercare la presenza di anticorpi formatisi in seguito alla presenza del parassita
  • PCR, ovvero un esame che reagisce con il DNA del parassita permettendo di conoscerne la quantità presente nell’organismo del cane
  • esami rapidi ambulatoriali, che danno una prima valutazione veloce con un prelievo effettuato dal veterinario, a cui dovranno far seguito esami approfonditi.

Anche se ad oggi non esiste ancora una cura capace di guarire il cane dalla Leishmaniosi, vi sono tuttavia terapie capaci di aiutare nella prevenzione della malattia.

Uno degli ultimi ritrovati è il vaccino commercializzato in tutta Europa come CaniLeish. La somministrazione prevede tre iniezioni sottocutanee da effettuare a partire dai sei mesi di vita, in soggetti asintomatici e negativi alla Leishmaniosi.

I due richiami successivi andranno fatti con cadenza annuale.

Un altro ottimo deterrente contro i flebotomi è dato dalle tante soluzioni in commercio sotto forma di spot-on, collari e spray che contribuiscono a tenere lontani i flebotomi dal cane. Anche questi sistemi però non possono dare una certezza assoluta. Tuttavia ci teniamo a sottolineare che se è vero che né il vaccino né le soluzioni presenti in commercio possono dare una sicurezza totale contro la malattia, la scelta di impiegarli entrambi, magari uniti a tutti quegli accorgimenti di cui abbiamo parlato all’inizio (evitare zone a rischio, non fare dormire fuori il cane la notte nel periodo estivo, eccetera) può portare ad alti livelli di sicurezza.

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